LXIV  settimana di studi del Centro Italiano di Studi sull’ alto Medioevo: Monachesimi d’Oriente e d’Occidente  nell’alto Medioevo

 

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Dal 31 marzo al 6 aprile 2016 si è tenuta in Spoleto la LXIV settimana di studi internazionali dedicati all’alto Medioevo  curati dal CISAM, acronimo del Centro  Italiano di Studi sull’Alto Medioevo nato nel 1952 dalla fantasia e intraprendenza del professore Giuseppe Ermini e finalizzato alla promozione storica e culturale  della Spoleto longobarda , non che degli studi inerenti all’alto Medievo. E come da tradizione, anche quest’anno  si è inaugurato il Continua a leggere

Maria Grazia Massacesi:  Nell’anima in-scrivere vie

 

  1. Terra alla terra, polvere- eppure/ospiti minimi dell’aria , esili/ nell’alta trasparenza. So che un fuoco
  2. sgretola il profondo, sale/lo attraversa , cerca/vie cedevoli di vita e poi/conquista a poco a poco/ ciò che ancora  limita il suo mondo-ed io
  3. così vorrei d’ogni parvenza , / d’ogni gelo, d’ogni cosmica/polvere dispersa, o lucente/ icona del mio Dio.

( Lorenzo Gobbi, Terra e fuoco )

  1. Con questi versi di Lorenzo Gobbi, intitolati Terra e fuoco e pubblicati da Enzo Bianchi, curatore dell’antologia Poesie di Dio ( Torino, Einaudi, 1999) introduco questo breve scritto critico dedicato alle icone di Maria Grazia Massacesi:  versi apparentemente statici,  ma in realtà sufficientemente profondi e stimolanti domande di senso  per  aprire varchi sul mistero di Dio; stessa condivisa istanza per comprendere un artista che scrive le icone. Le icone non si dipingono ,  infatti si scrivono come le sacre parole contenute nella Bibbia e vanno ascoltate nei silenzi che i soggetti, ivi rappresentati, impongono nella loro e propria stasi metafisica. Vanno ascoltate anzitutto dall’artista che per  scriverle   è chiamato a fare pulizia dentro di sé in una lettura orante della Bibbia, fonte principale dei soggetti raffigurati.

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Spoleto 56: “Martini: il Cardinale e gli altri” in scena al Piccolo Teatro di Milano dal 25 settembre al 6 ottobre 2013.

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Dopo l’atteso debutto alla 56esima edizione del Festival dei 2Mondi di Spoleto, domani 25 settembre, approda allo studio Melato del Piccolo Teatro di Milano lo spettacolo “Martini: il Cardinale e gli altri” di Marco Garzonio, con adattamento, drammaturgia e regia di Felice Cappa e con Giovanni Crippa e Lucilla Giagnoni. Lo spettacolo, nato da un progetto di Spoleto56 Festival dei 2Mondi e Fondazione Corriere della Sera e prodotto da CRT Milano, racconta attraverso le parole, le immagini e i luoghi di Martini, come il Cardinale abbia fatto il vescovo a Milano, come abbia assunto il ruolo di profeta dei nostri giorni e risposto alle domande del contesto culturale e sociale sulle questioni più scottanti

Il Papa al G20: no all’inutile massacro

Pubblichiamo il testo integrale della missiva che il Santo Padre Francesco ha inviato al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, in occasione del Vertice del G20 di San Pietroburgo.

 

.Papa Francesco

 

A Sua Eccellenza
Il Sig. Vladimir PUTIN
Presidente della Federazione Russa

Nell’anno in corso, Ella ha l’onore e la responsabilità di presiedere il Gruppo delle venti più grandi economie mondiali. Sono consapevole che la Federazione Russa ha partecipato a tale Gruppo sin dalla sua creazione e ha svolto sempre un ruolo positivo nella promozione della governabilità delle finanze mondiali, profondamente colpite dalla crisi iniziata nel 2008.

Il contesto attuale, altamente interdipendente, esige una cornice finanziaria mondiale, con proprie regole giuste e chiare, per conseguire un mondo più equo e solidale, in cui sia possibile sconfiggere la fame, offrire a tutti un lavoro degno, un’abitazione decorosa e la necessaria assistenza sanitaria.
La Sua presidenza del G20 per l’anno in corso ha assunto l’impegno di consolidare la riforma delle organizzazioni finanziarie internazionali e di arrivare ad un consenso sugli standard finanziari adatti alle circostanze odierne.
Ciononostante, l’economia mondiale potrà svilupparsi realmente nella misura in cui sarà in grado di consentire una vita degna a tutti gli esseri umani, dai più anziani ai bambini ancora nel grembo materno, non solo ai cittadini dei Paesi membri del G20, ma ad ogni abitante della Terra, persino a coloro che si trovano nelle situazioni sociali più difficili o nei luoghi più sperduti.

In quest’ottica, appare chiaro che nella vita dei popoli i conflitti armati costituiscono sempre la deliberata negazione di ogni possibile concordia internazionale, creando divisioni profonde e laceranti ferite che richiedono molti anni per rimarginarsi. Le guerre costituiscono il rifiuto pratico a impegnarsi per raggiungere quelle grandi mete economiche e sociali che la comunità internazionale si è data, quali sono, per esempio, i Millennium Development Goals. Purtroppo, i molti conflitti armati che ancora oggi affliggono il mondo ci presentano, ogni giorno, una drammatica immagine di miseria, fame, malattie e morte. Infatti, senza pace non c’è alcun tipo di sviluppo economico. La violenza non porta mai alla pace condizione necessaria per tale sviluppo.

L’incontro dei Capi di Stato e di Governo delle venti maggiori economie, che rappresentano due terzi della popolazione e il 90% del PIL mondiale, non ha la sicurezza internazionale come suo scopo principale. Tuttavia, non potrà far a meno di riflettere sulla situazione in Medio Oriente e in particolare in Siria. Purtroppo, duole costatare che troppi interessi di parte hanno prevalso da quando è iniziato il conflitto siriano, impedendo di trovare una soluzione che evitasse l’inutile massacro a cui stiamo assistendo.

I leader degli Stati del G20 non rimangano inerti di fronte ai drammi che vive già da troppo tempo la cara popolazione siriana e che rischiano di portare nuove sofferenze ad una regione tanto provata e bisognosa di pace. A tutti loro, e a ciascuno di loro, rivolgo un sentito appello perché aiutino a trovare vie per superare le diverse contrapposizioni e abbandonino ogni vana pretesa di una soluzione militare.

Ci sia, piuttosto, un nuovo impegno a perseguire, con coraggio e determinazione, una soluzione pacifica attraverso il dialogo e il negoziato tra le parti interessate con il sostegno concorde della comunità internazionale. Inoltre, è un dovere morale di tutti i Governi del mondo favorire ogni iniziativa volta a promuovere l’assistenza umanitaria a coloro che soffrono a causa del conflitto dentro e fuori dal Paese.

Signor Presidente, sperando che queste riflessioni possano costituire un valido contributo spirituale al vostro incontro, prego per un esito fruttuoso dei lavori del G20. Invoco abbondanti benedizioni sul Vertice di San Pietroburgo, su tutti i partecipanti, sui cittadini di tutti gli Stati membri e su tutte le attività e gli impegni della Presidenza Russa del G20 nell’anno 2013.

Nel chiederLe di pregare per me, profitto dell’opportunità per esprimere, Signor Presidente, i miei più alti sentimenti di stima.

Dal Vaticano, 4 settembre 2013

FRANCESCO

Spoleto 56: Il Decalogo di Stefano Alleva : morte o vita?

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Il “Decalogo” di Stefano Alleva è la traslazione teatrale dell’opera cinematografica del regista polacco Krzysztof Kieslowski . L’ottica della realizzazione è prettamente laica: non giudica nessun comportamento umano legato alle scelte etiche , né premia i giusti e né castiga chi sbaglia. Il Decalogo di Alleva prende in esame l’opzione personale e la libertà della persona in situazioni drammatiche che richiedono una risposta netta e determinata e che spesso scindono la famiglia e altri gruppi sociali in riferimento all’opzione che si sta per scegliere. Uno spettacolo nato e pensato a Spoleto, come accadeva ai tempi di Menotti e a dettare la scelta , spesso e volentieri, è il luogo. Nel caso del Decalogo è la basilica di San Salvatore , dichiarata patrimonio dell’umanità per le sue origini longobarde. Le scenografie essenziali e raffinate colloquiano con la solenne e vissuta antichità di una pietra, profondamente animata di sacro. Questo il cast: gli attori: Barbara Piva, Ewa Spadlo, Diletta Acquaviva, Ancilla Oggioni, Giulia Urso, Fabio Massimo Amoroso, PierPaolo Lovino, Paolo Gatti, Fabio Pinchi; costumi di Tiziana Patrizi e Piera Donati; le luci di Giulia Ausili; la musica dal vivo è affidata a Gabriele Francioli ( clarinetto e saxofono), Beatrice Baiocco ( fagotto), Anna Chiappalupi ( violino), Diana Bonatesta ( viola), Marco Agnetti( contrabasso), Giada Frasconi ( voce); performer Micol Maidani, maestro d’armi Maestro Andrea Tortora; il tutto con la regia di Stefano Alleva. Il sottotitolo dello spettacolo è “ Parte prima”, e tutti ci auspichiamo una “ Parte seconda”, che raccolga i comandamenti dal VI al X, ministro Passera e signora inclusi , i quali hanno assistito alla prima di venerdì 5 luglio. La morte o la vita? Questo è il comandamento principale: ad ognuno la propria scelta.

Sandro Costanzi

Ignazio Marino, sindaco di Roma a Spoleto56

56° Festival Dei 2 Mondi

Oggi, domenica 7 luglio alle ore 11,00 presso la Sala della Resurrezione in San Gregorio si è tenuto il convegno sul “Cardinale Carlo Maria Martini”, in collaborazione con la Fondazione Corriere della Sera.

Un evento, proposto a un anno dalla morte del Cardinale Martini, proprio per ricordare la figura di un autentico interlocutore nel dialogo delle culture.

All’incontro ha partecipato il Sindaco di Roma Ignazio Marino; ad attenderlo il Sindaco della città di Spoleto, Daniele Benedetti.

Una presenza confermata da tempo quella del Sindaco di Roma, intervenuto per la stima e l’amicizia che lo hanno legato al Cardinale Martini, avendo scritto insieme il libro “Credere e conoscere” e avendo più volte avuto modo di interloquire su temi bioetici.

Erano presenti, inoltre, il giornalista Marco Garzonio, autore del testo dello spettacolo “ Martini: il cardinale e gli altri”, l’assistente personale del cardinale Don Damiano Modena, la sorella del prelato scomparso Maris Martini.

Ha coordinato Piergaetano Marchetti, presidente della Fondazione Corriere della Sera

I crediti fotografici sono di Andrea Kim Mariani

Prediche – Le Opere di Misericordia A Spoleto56 la presentazione del volume “I Vizi Capitali”

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Sabato 29 giugno alle ore 17.00 presso la Chiesa di SS. Domenico e Francesco, prenderà il via il nuovo ciclo di prediche sulle Opere di misericordia spirituale.

Dopo la felice esperienza dell’anno scorso, in cui le prediche sui sette vizi capitali hanno riscosso un interesse di pubblico eccezionale quest’anno il Festival dei 2Mondi, sempre in collaborazione con il Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, propone un nuovo ciclo di prediche, questa volta dedicato alle Opere di misericordia spirituale.

In occasione della prima predica, verrà presentato il volume I vizi capitali a cura di Lucetta Scaraffia, che raccoglie i testi delle prediche tenute nella stessa sede lo scorso anno da Enzo Bianchi, Renato Boccardo, Rino Fisichella, Andrea Lonardo, Vincenzo Paglia, Gianfranco Ravasi, Pierangelo Sequeri. Un testo, come spiega la curatrice, nato dalla necessità e volontà di voler condividere queste prediche ma soprattutto perché attraverso di esse “ gli oratori parlavano dei nostri problemi, delle nostre vite e spiegavano in un modo che oggi può risultare nuovo il senso di disagio e di infelicità che spesso le percorre. Le prediche di Spoleto hanno fornito uno spunto di riflessione, riprendendo concetti che sembravano dimenticati: molte delle abitudini che oggi vengono considerate lodevoli sono in realtà vizi che ci avvelenano l’anima, e quindi la vita. Il libro che raccoglie queste prediche permette di rivivere questi momenti e di riflettere più a lungo sugli stimoli che ogni predicatore ha dato“.

Attraverso il ciclo delle prediche è stata ripresa un‘antica forma di comunicazione che, purtroppo, con il passare degli anni e la concorrenza dei mezzi di comunicazione di massa si è andata perderndo. Il Festival di Spoleto, proponendo questo ciclo di prediche ognuna centrata su uno dei peccati capitali, ha voluto dare l’opportunità di gustare nuovamente quest’antica emozione. La collaborazione con il Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, inoltre, ha assicurato non solo la qualità nella scelta dei predicatori ma anche un interessante nuovo tipo di collaborazione: portare la parola cristiana in contesti dove abitualmente non si sente.

Il volume verrà presentato da S.E. monsignor Rino Fisichella e da Lucetta Scaraffia

Pensando a Gian Carlo Menotti

 

 

 

 

TRIBUTE TO G.C. MENOTTI

SPOLETO
martedì 3 marzo 2009
GIAN CARLO MENOTTI: O BEAUTY, EVER OLD AND EVER NEW. ESCLUSIVA SPOLETOCLICK: INTERVISTA A SANDRO COSTANZI
fonte: SIMONE FAGIOLI
Gian Carlo Menotti: O Beauty, ever old and ever new

SPOLETOCLICK- Intervista esclusiva a Sandro CostanziSandro Costanzi , teologo e curatore d’arte, qual è il suo rapporto con il Festival dei Due Mondi di Spoleto?

Il mio rapporto con il Festival dei Due Mondi è un rapporto segnato dalla riconoscenza e dalla gratitudine verso il M° Gian Carlo Menotti, che non ho avuto l’onore di conoscere personalmente ma di incontrare nelle occasioni di spettacolo ed incontri legati al suo Festival. Il grande merito del M° Menotti è stato senza dubbio l’incontro e il dialogo dei Due Mondi in tutte le arti: teatro eletto e scelto, è stata ed è la città di Spoleto, che grazie a lui, suo ultimo duca, si è aperta al mondo, e, aprendosi al mondo, ha iniziato un cammino di realizzazione di quelli che sono i suoi talenti culturali e ambientali, in parte sviluppati da istituzioni preesistenti al festival, come il Teatro lirico Sperimentale di Spoleto. Il maestro, in una intervista rilasciata ad Amedeus, dichiara : Per gli altri erano momenti gloriosi; ma io ero a fare un festival in una cittadina sconosciuta e senza soldi, mancavano persino acqua e luce. C’era anche la mondanità certo… Da qui la mia riconoscenza verso il maestro.

Un altro motivo di gratitudine verso il Maestro è legato alle arti plastiche e visive- sottolineo questo aspetto “tangibile” per alcune opere rimaste a Spoleto come testimonianza del Festival- Sculture nella città ( 1962) , Incontri 1980 sono eventi che hanno fatto confluire i grandi artisti del secondo Novecento in uno scrigno di storia e antichità: un antico e prezioso tesoriere per gemme inedite di novità. Per me che mi occupo anche di arte contemporanea vedere le opere di Calder, di Consagra, della Pepper, di Le Witt e di tanti altri grandi artisti perfettamente integrate nel tessuto medioevale della città è motivo di gradito interesse.

Quali sono state le sue sensazioni rispetto all’edizione 2008?

L’edizione 2008 è stata sicuramente un’ edizione di passaggio dalla gestione Menotti alla gestione Ferrara con delle ripercussioni temporali e giuridiche, sicuramente non indifferenti ma anche superate e risolte, nella progettazione della manifestazione. Mi è piaciuta molto l’opera Padmavati di Albert Roussel, che suggellava insieme due delle culture rappresentate al festival: quella indiana e quella francese. Graditissima anche la Serata Kilian: un simposio tra due arti: la danza e la video – installazione, connubio che in quello spettacolo rendeva nel migliore dei modi il fluire del tempo, soggetto danzato e recitato dai medesimi artisti, ripresi nel fulgore della gioventù.

Mi è inoltre piaciuta la rassegna cinematografica dedicata alle arti.

Il nuovo festival si prospetta interessante, in quanto oltre a richiamare l’attenzione di nuove ed emergenti compagnie ha richiamato alcuni dei grandi personaggi degli inizi come Luca Ronconi, al quale è legato il M° Giorgio Ferrara, suo aiuto regista nell’Orlando furioso del ‘69.

Gian Carlo Menotti è considerato dalla critica uno dei maggiori compositori del Novecento. Un suo parere a riguardo

Gian Carlo Menotti è sicuramente uno dei più importanti compositori del Novecento per una serie di ragioni. La prima è la sua coerenza stilistica: nato a Verese nel 1911 e morto a Monte Carlo il 2 febbraio 2007 ha attraversato quasi tutto il Novecento conservando la sua identità tardo-romantica, anche quando rischiava di essere offuscata dalle avanguardie. In una intervista rilasciata ad Amadeus dichiara: L’avanguardia…. è messa in gabbia come le bestie feroci allo zoo, nessuno se la porta a casa. Sono l’autore contemporaneo più rappresentato, almeno fuori dell’Italia, ma ora anche i critici cominciano a darmi ragione: c’è un ritorno ad una certa tradizione romantica, alla quale io sono rimasto fedele in tutta la mia carriera, malgrado gli attacchi feroci.

Il secondo motivo è l’apertura a tutte le forme di arte, legata anche alle molteplici amicizie del Maestro. Gian Carlo Menotti, presentato nel 1928 dal M° Arturo Toscanini al Curtis Institute of Music di Philadelphia , fondato nel 1924, strinse un profondo connubio con Samuel Barber, in quel medesimo instituto conobbe Bernstein, che vi si iscrisse nel 1939. Il Curtis non chiede rette ai suoi studenti, anzi se necessario li finanzia a vita, come era volontà della fondatrice Louise Curtis Bok. Ma per frequentare il Curtis bisogna superare una selezione che premia solo gli eccellenti.

Il periodo più florido per quanto concerne la composizione va dal ’37 al ’58: Amelia al ballo, La medium, Il console, La santa di Bleker Street, Maria Golovin; nel frattempo vince due Premi Pulitzer. Composizione poi in parte abbandonata per i grandi e sinergici sforzi del Festival, condivisi con Visconti e Zeffirelli, Jerome Robbins (ricordato e omaggiato nell’edizione 2009), John Gielgud e Raymond Rouleau ; Romolo Valli, Giovanni Carandente.

La terza ragione della grandezza di Menotti è l’apertura ai giovani. Il maestro afferma: con i miei anni bisogna guardare in avanti. Voglio giovani intorno a me, di vecchio basto io. (…) A Spoleto mi sono sempre permesso il lusso di scoprire nuovi talenti, qui esordivano direttori e cantanti ventenni, alla scala chi se lo sognava? Molti sono stati scoperti in una notte e sono diventati subito star.

Arte e fede: un simile connubio è possibile in un festival contemporaneo?

La fede nell’arte acquisisce la dimensione del sacro, dimensione distinta tanto dall’aspetto religioso, legato al sentimento, quanto da quello strettamente liturgico. Il sacro è la meditazione metafisica, universale e antropologica circa Dio nell’espressione artistica il cui ambito temporale privilegiato è sicuramente l’intuizione, una intuizione tanto meditata quanto improvvisa e sconvolgente, un’intuizione tanto divina quanto umana, anzi per certi versi soprattutto umana.

L’umanità nell’arte sacra consiste nel prendere coscienza di sé, di rapportare la storia umana e le sue ferite a Dio e alla sfera etica. Questo è stato un lungo cammino che, iniziato dagli albori dell’arte cristiana con le catacombe e le prime grandi basiliche, si è maturato ed evoluto lungo i secoli fino ad arrivare ai giorni nostri.

Ed ecco quindi la grande riflessione biblica su Dio e l’uomo sofferente in Ein deutsches requiem di Brahms, il realismo di Britten nel War requiem, le diverse declinazione del sacro in Stravinskj (L’histoire du soldat, La sinfonia di salmi), il misticismo sognante e poetico di Chagall. Sono solo alcuni esempi e momenti ove il rapporto con la Divinità rende chiara la profondità della propria umanità.

La scorsa edizione del Festival dei Due mondi ha contemplato con interpreti di prim’ordine (pianoforte Andrea Lucchesini, violino Marco Rizzi, violoncello Mario Brunello, clarinetto Gabriele Mirabassi) la forza liberatrice dell’arte nel Quatuor pour la fin du temps che Olivier Messien compose ed eseguì nel lager nazista Stalag VIII-A Goerlitz il 15 gennaio 1941: composizione cameristica che attualizza l’Apocalisse di Giovanni nella violenza opprimente di un campo di concentramento nazista e che donò in quella circostanza buia e dolorosa uno spiraglio di serenità e di concordia a 400 persone tra prigionieri di guerra e guardie carcerarie.

Il sacro nel Novecento quindi esula da quelli che sono i principi strettamente ortodossi e in una profonda e consapevole libertà di coscienza li interpreta e li confronta con la realtà storica, con il bagaglio tutto interiore e soggettivo della persona nell’ indefinito e indefinibile verbo dell’arte.

Avviandomi alla conclusione non posso che citare il M° G. Carlo Menotti ed in particolare una sua composizione del 1979 che mi ha ispirato la poesia dal titolo“O Beauty, ever old and ever new…”. Si tratta della Missa “ O pulchritudo”, che segue l’ordinario della messa romana, ma in essa il credo è sostituito dal celebre passo agostiniano di Confessiones X 27,38, ove Agostino canta l’esperienza di Dio come esperienza di pace e di bellezza; (testo in parte richiamato dal corsivo latino nei miei versi).

Concludiamo questa intervista con la poesia “O Beauty, ever old and ever new…”, i cui versi il Dr. Costanzi ha voluto dedicare al geniale e straordinario M° Menotti.

O Beauty, ever old and ever new…

Missa “ O Pulchritudo”

Di G. Carlo Menotti

Al M° GianCarlo Menotti

e al M° Thomas Schippers

O Pulchritudo, tam antinqua et tam nova…

Mistica e serena l’orchestra intona il tuo

Cantico d’amore e di meraviglia mentre

La sera declina nell’ ultimo raggio di sole

Che si irradia aureo e maiestatico

Di regalità dal Cristo pantocratore.

Mecum eras, et tecum non eram.

La memoria s’invola e s’avvolge

Tra quelle rondini che rapirono

Thommy e che ora hanno rapito

Te in quella piazza ove echeggia

Un amore turbato eppur recondito.

Sulle ali delle rondini s’innalza

Corale la tua musica a intonare

Il vespro che lieto ci carezza

Con il suo annuncio di armonia

Nella poesia di arte e natura:

O Pulchritudo, tetegisti me

Et exarsi in pacem tuam.

Sandro Costanzi