Brindisi decennale per vini nel mondo

Con Spoleto: «Nei giorni di Vini nel Mondo Spoleto è la prima meta turistica dell’Umbria. Occupate il 73% delle strutture»

 

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Il patron Alessandro Casali «1000 etichette, 140 cantine, oltre 3500 bottiglie degustate, decine di migliaia di visitatori. Siamo volano per turismo di qualità»

Spoleto, 2 giugno – Chiusura trionfale per Continua a leggere

2015: Spoleto si conferma capitale della cultura alimentare

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Sarà per l’expo di Milano, evento internazionale che, iniziato a maggio si conclude in ottobre, sarà che ormai il problema della fame nel mondo è talmente eclatante da indurre tutti ad una riflessione profonda, sarà la crisi economica che invita a evitare gli sprechi, ma la tematica della cultura oggi giorno è più attuale che mai. E Spoleto in questo senso ha fatto centro.

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Prima ad aprile ( 9-14 aprile 2015) con la LXIII settimana di Continua a leggere

56° Festival dei 2 Mondi di Spoleto in onda su Radio 3 Giovedì 12 settembre 2013 all’1:40

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Una puntata dedicata alla 56ª edizione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto, documentandone la vasta proposta multidisciplinare: concerti, opera lirica, danza e teatro in un racconto attraverso i suoni, le immagini e le testimonianze dei protagonisti.

Fondato nel 1958 da Gian Carlo Menotti con l’intento di creare un terreno d’incontro tra il mondo artistico europeo e quello americano, il Festival di Spoleto ha sempre rappresentato la propria unicità celebrando le arti in tutte le loro forme. Gli spettacoli, che trovano ospitalità in scenari suggestivi come il Teatro Romano, il Teatro Caio Melisso recentemente restaurato, il Chiostro di San Nicolò, Piazza Duomo rendono il Festival uno dei più importanti eventi culturali anche per l’originalità della proposta.

L’opera buffa Croquefer & Tulipatan di Offenbach, la danza del L.A. Dance Project, il teatro di Luca Ronconi con Pornografia, Paradiso Paradiso la vita in musica di San Filippo Neri di Mons. Frisina con la voce recitante di Giorgio Albertazzi e il concerto finale diretto dal Maestro James Conlon sono alcuni degli eventi raccontati nel documentario.

La regia è di Mia Santanera – See more at: http://www.lamusicadirai3.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-da2c9039-8dfa-4e15-b9b4-84eef2d88eb3.html#sthash.MCT91hxX.OUlwdIsu.dpuf

 

Il Papa al G20: no all’inutile massacro

Pubblichiamo il testo integrale della missiva che il Santo Padre Francesco ha inviato al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, in occasione del Vertice del G20 di San Pietroburgo.

 

.Papa Francesco

 

A Sua Eccellenza
Il Sig. Vladimir PUTIN
Presidente della Federazione Russa

Nell’anno in corso, Ella ha l’onore e la responsabilità di presiedere il Gruppo delle venti più grandi economie mondiali. Sono consapevole che la Federazione Russa ha partecipato a tale Gruppo sin dalla sua creazione e ha svolto sempre un ruolo positivo nella promozione della governabilità delle finanze mondiali, profondamente colpite dalla crisi iniziata nel 2008.

Il contesto attuale, altamente interdipendente, esige una cornice finanziaria mondiale, con proprie regole giuste e chiare, per conseguire un mondo più equo e solidale, in cui sia possibile sconfiggere la fame, offrire a tutti un lavoro degno, un’abitazione decorosa e la necessaria assistenza sanitaria.
La Sua presidenza del G20 per l’anno in corso ha assunto l’impegno di consolidare la riforma delle organizzazioni finanziarie internazionali e di arrivare ad un consenso sugli standard finanziari adatti alle circostanze odierne.
Ciononostante, l’economia mondiale potrà svilupparsi realmente nella misura in cui sarà in grado di consentire una vita degna a tutti gli esseri umani, dai più anziani ai bambini ancora nel grembo materno, non solo ai cittadini dei Paesi membri del G20, ma ad ogni abitante della Terra, persino a coloro che si trovano nelle situazioni sociali più difficili o nei luoghi più sperduti.

In quest’ottica, appare chiaro che nella vita dei popoli i conflitti armati costituiscono sempre la deliberata negazione di ogni possibile concordia internazionale, creando divisioni profonde e laceranti ferite che richiedono molti anni per rimarginarsi. Le guerre costituiscono il rifiuto pratico a impegnarsi per raggiungere quelle grandi mete economiche e sociali che la comunità internazionale si è data, quali sono, per esempio, i Millennium Development Goals. Purtroppo, i molti conflitti armati che ancora oggi affliggono il mondo ci presentano, ogni giorno, una drammatica immagine di miseria, fame, malattie e morte. Infatti, senza pace non c’è alcun tipo di sviluppo economico. La violenza non porta mai alla pace condizione necessaria per tale sviluppo.

L’incontro dei Capi di Stato e di Governo delle venti maggiori economie, che rappresentano due terzi della popolazione e il 90% del PIL mondiale, non ha la sicurezza internazionale come suo scopo principale. Tuttavia, non potrà far a meno di riflettere sulla situazione in Medio Oriente e in particolare in Siria. Purtroppo, duole costatare che troppi interessi di parte hanno prevalso da quando è iniziato il conflitto siriano, impedendo di trovare una soluzione che evitasse l’inutile massacro a cui stiamo assistendo.

I leader degli Stati del G20 non rimangano inerti di fronte ai drammi che vive già da troppo tempo la cara popolazione siriana e che rischiano di portare nuove sofferenze ad una regione tanto provata e bisognosa di pace. A tutti loro, e a ciascuno di loro, rivolgo un sentito appello perché aiutino a trovare vie per superare le diverse contrapposizioni e abbandonino ogni vana pretesa di una soluzione militare.

Ci sia, piuttosto, un nuovo impegno a perseguire, con coraggio e determinazione, una soluzione pacifica attraverso il dialogo e il negoziato tra le parti interessate con il sostegno concorde della comunità internazionale. Inoltre, è un dovere morale di tutti i Governi del mondo favorire ogni iniziativa volta a promuovere l’assistenza umanitaria a coloro che soffrono a causa del conflitto dentro e fuori dal Paese.

Signor Presidente, sperando che queste riflessioni possano costituire un valido contributo spirituale al vostro incontro, prego per un esito fruttuoso dei lavori del G20. Invoco abbondanti benedizioni sul Vertice di San Pietroburgo, su tutti i partecipanti, sui cittadini di tutti gli Stati membri e su tutte le attività e gli impegni della Presidenza Russa del G20 nell’anno 2013.

Nel chiederLe di pregare per me, profitto dell’opportunità per esprimere, Signor Presidente, i miei più alti sentimenti di stima.

Dal Vaticano, 4 settembre 2013

FRANCESCO

Pensando a Gian Carlo Menotti

 

 

 

 

TRIBUTE TO G.C. MENOTTI

SPOLETO
martedì 3 marzo 2009
GIAN CARLO MENOTTI: O BEAUTY, EVER OLD AND EVER NEW. ESCLUSIVA SPOLETOCLICK: INTERVISTA A SANDRO COSTANZI
fonte: SIMONE FAGIOLI
Gian Carlo Menotti: O Beauty, ever old and ever new

SPOLETOCLICK- Intervista esclusiva a Sandro CostanziSandro Costanzi , teologo e curatore d’arte, qual è il suo rapporto con il Festival dei Due Mondi di Spoleto?

Il mio rapporto con il Festival dei Due Mondi è un rapporto segnato dalla riconoscenza e dalla gratitudine verso il M° Gian Carlo Menotti, che non ho avuto l’onore di conoscere personalmente ma di incontrare nelle occasioni di spettacolo ed incontri legati al suo Festival. Il grande merito del M° Menotti è stato senza dubbio l’incontro e il dialogo dei Due Mondi in tutte le arti: teatro eletto e scelto, è stata ed è la città di Spoleto, che grazie a lui, suo ultimo duca, si è aperta al mondo, e, aprendosi al mondo, ha iniziato un cammino di realizzazione di quelli che sono i suoi talenti culturali e ambientali, in parte sviluppati da istituzioni preesistenti al festival, come il Teatro lirico Sperimentale di Spoleto. Il maestro, in una intervista rilasciata ad Amedeus, dichiara : Per gli altri erano momenti gloriosi; ma io ero a fare un festival in una cittadina sconosciuta e senza soldi, mancavano persino acqua e luce. C’era anche la mondanità certo… Da qui la mia riconoscenza verso il maestro.

Un altro motivo di gratitudine verso il Maestro è legato alle arti plastiche e visive- sottolineo questo aspetto “tangibile” per alcune opere rimaste a Spoleto come testimonianza del Festival- Sculture nella città ( 1962) , Incontri 1980 sono eventi che hanno fatto confluire i grandi artisti del secondo Novecento in uno scrigno di storia e antichità: un antico e prezioso tesoriere per gemme inedite di novità. Per me che mi occupo anche di arte contemporanea vedere le opere di Calder, di Consagra, della Pepper, di Le Witt e di tanti altri grandi artisti perfettamente integrate nel tessuto medioevale della città è motivo di gradito interesse.

Quali sono state le sue sensazioni rispetto all’edizione 2008?

L’edizione 2008 è stata sicuramente un’ edizione di passaggio dalla gestione Menotti alla gestione Ferrara con delle ripercussioni temporali e giuridiche, sicuramente non indifferenti ma anche superate e risolte, nella progettazione della manifestazione. Mi è piaciuta molto l’opera Padmavati di Albert Roussel, che suggellava insieme due delle culture rappresentate al festival: quella indiana e quella francese. Graditissima anche la Serata Kilian: un simposio tra due arti: la danza e la video – installazione, connubio che in quello spettacolo rendeva nel migliore dei modi il fluire del tempo, soggetto danzato e recitato dai medesimi artisti, ripresi nel fulgore della gioventù.

Mi è inoltre piaciuta la rassegna cinematografica dedicata alle arti.

Il nuovo festival si prospetta interessante, in quanto oltre a richiamare l’attenzione di nuove ed emergenti compagnie ha richiamato alcuni dei grandi personaggi degli inizi come Luca Ronconi, al quale è legato il M° Giorgio Ferrara, suo aiuto regista nell’Orlando furioso del ‘69.

Gian Carlo Menotti è considerato dalla critica uno dei maggiori compositori del Novecento. Un suo parere a riguardo

Gian Carlo Menotti è sicuramente uno dei più importanti compositori del Novecento per una serie di ragioni. La prima è la sua coerenza stilistica: nato a Verese nel 1911 e morto a Monte Carlo il 2 febbraio 2007 ha attraversato quasi tutto il Novecento conservando la sua identità tardo-romantica, anche quando rischiava di essere offuscata dalle avanguardie. In una intervista rilasciata ad Amadeus dichiara: L’avanguardia…. è messa in gabbia come le bestie feroci allo zoo, nessuno se la porta a casa. Sono l’autore contemporaneo più rappresentato, almeno fuori dell’Italia, ma ora anche i critici cominciano a darmi ragione: c’è un ritorno ad una certa tradizione romantica, alla quale io sono rimasto fedele in tutta la mia carriera, malgrado gli attacchi feroci.

Il secondo motivo è l’apertura a tutte le forme di arte, legata anche alle molteplici amicizie del Maestro. Gian Carlo Menotti, presentato nel 1928 dal M° Arturo Toscanini al Curtis Institute of Music di Philadelphia , fondato nel 1924, strinse un profondo connubio con Samuel Barber, in quel medesimo instituto conobbe Bernstein, che vi si iscrisse nel 1939. Il Curtis non chiede rette ai suoi studenti, anzi se necessario li finanzia a vita, come era volontà della fondatrice Louise Curtis Bok. Ma per frequentare il Curtis bisogna superare una selezione che premia solo gli eccellenti.

Il periodo più florido per quanto concerne la composizione va dal ’37 al ’58: Amelia al ballo, La medium, Il console, La santa di Bleker Street, Maria Golovin; nel frattempo vince due Premi Pulitzer. Composizione poi in parte abbandonata per i grandi e sinergici sforzi del Festival, condivisi con Visconti e Zeffirelli, Jerome Robbins (ricordato e omaggiato nell’edizione 2009), John Gielgud e Raymond Rouleau ; Romolo Valli, Giovanni Carandente.

La terza ragione della grandezza di Menotti è l’apertura ai giovani. Il maestro afferma: con i miei anni bisogna guardare in avanti. Voglio giovani intorno a me, di vecchio basto io. (…) A Spoleto mi sono sempre permesso il lusso di scoprire nuovi talenti, qui esordivano direttori e cantanti ventenni, alla scala chi se lo sognava? Molti sono stati scoperti in una notte e sono diventati subito star.

Arte e fede: un simile connubio è possibile in un festival contemporaneo?

La fede nell’arte acquisisce la dimensione del sacro, dimensione distinta tanto dall’aspetto religioso, legato al sentimento, quanto da quello strettamente liturgico. Il sacro è la meditazione metafisica, universale e antropologica circa Dio nell’espressione artistica il cui ambito temporale privilegiato è sicuramente l’intuizione, una intuizione tanto meditata quanto improvvisa e sconvolgente, un’intuizione tanto divina quanto umana, anzi per certi versi soprattutto umana.

L’umanità nell’arte sacra consiste nel prendere coscienza di sé, di rapportare la storia umana e le sue ferite a Dio e alla sfera etica. Questo è stato un lungo cammino che, iniziato dagli albori dell’arte cristiana con le catacombe e le prime grandi basiliche, si è maturato ed evoluto lungo i secoli fino ad arrivare ai giorni nostri.

Ed ecco quindi la grande riflessione biblica su Dio e l’uomo sofferente in Ein deutsches requiem di Brahms, il realismo di Britten nel War requiem, le diverse declinazione del sacro in Stravinskj (L’histoire du soldat, La sinfonia di salmi), il misticismo sognante e poetico di Chagall. Sono solo alcuni esempi e momenti ove il rapporto con la Divinità rende chiara la profondità della propria umanità.

La scorsa edizione del Festival dei Due mondi ha contemplato con interpreti di prim’ordine (pianoforte Andrea Lucchesini, violino Marco Rizzi, violoncello Mario Brunello, clarinetto Gabriele Mirabassi) la forza liberatrice dell’arte nel Quatuor pour la fin du temps che Olivier Messien compose ed eseguì nel lager nazista Stalag VIII-A Goerlitz il 15 gennaio 1941: composizione cameristica che attualizza l’Apocalisse di Giovanni nella violenza opprimente di un campo di concentramento nazista e che donò in quella circostanza buia e dolorosa uno spiraglio di serenità e di concordia a 400 persone tra prigionieri di guerra e guardie carcerarie.

Il sacro nel Novecento quindi esula da quelli che sono i principi strettamente ortodossi e in una profonda e consapevole libertà di coscienza li interpreta e li confronta con la realtà storica, con il bagaglio tutto interiore e soggettivo della persona nell’ indefinito e indefinibile verbo dell’arte.

Avviandomi alla conclusione non posso che citare il M° G. Carlo Menotti ed in particolare una sua composizione del 1979 che mi ha ispirato la poesia dal titolo“O Beauty, ever old and ever new…”. Si tratta della Missa “ O pulchritudo”, che segue l’ordinario della messa romana, ma in essa il credo è sostituito dal celebre passo agostiniano di Confessiones X 27,38, ove Agostino canta l’esperienza di Dio come esperienza di pace e di bellezza; (testo in parte richiamato dal corsivo latino nei miei versi).

Concludiamo questa intervista con la poesia “O Beauty, ever old and ever new…”, i cui versi il Dr. Costanzi ha voluto dedicare al geniale e straordinario M° Menotti.

O Beauty, ever old and ever new…

Missa “ O Pulchritudo”

Di G. Carlo Menotti

Al M° GianCarlo Menotti

e al M° Thomas Schippers

O Pulchritudo, tam antinqua et tam nova…

Mistica e serena l’orchestra intona il tuo

Cantico d’amore e di meraviglia mentre

La sera declina nell’ ultimo raggio di sole

Che si irradia aureo e maiestatico

Di regalità dal Cristo pantocratore.

Mecum eras, et tecum non eram.

La memoria s’invola e s’avvolge

Tra quelle rondini che rapirono

Thommy e che ora hanno rapito

Te in quella piazza ove echeggia

Un amore turbato eppur recondito.

Sulle ali delle rondini s’innalza

Corale la tua musica a intonare

Il vespro che lieto ci carezza

Con il suo annuncio di armonia

Nella poesia di arte e natura:

O Pulchritudo, tetegisti me

Et exarsi in pacem tuam.

Sandro Costanzi