Spoleto 60 : Il ricco e variegato cartellone musicale

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Ricco e variegato il cartellone della LX edizione del Festival di Spoleto, che quest’anno vede riconfermato come direttore artistico Giorgio Ferrara, ideatore di un progetto lirico unitario che nell’edizione del 2017 ha visto compiersi il ciclo mozartiano delle tre opere il cui libretto si deve a Lorenzo da Ponte: 2015 Così fan tutte, 2016 Le nozze di Figaro, 2017 Don Giovanni; un Don Giovanni affidato alla bacchetta di James Colon e all’ orchestra giovanile Luigi Cherubini, agli apparati scenici di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, ai costumi ricchi e policromi di Maurizio Galante. Un Don Giovanni la cui vitalità amorosa avverte l’altra faccia della medaglia, ovvero la morte, quindi sospeso tra Continua a leggere

Spoleto 59: Wolfang Amadeus Mozart eTim Robbins ,un esordio spumeggiante e partecipato

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Frizzante e spumeggiante l’inizio del 59° Festival dei Due Mondi , che tra l’altro ha goduto anche della diretta televisiva di Rai 5 datata venerdì 24 giugno 2016, iniziato nel segno di Mozart e di Lorenzo Da Ponte . Si è infatti aperto con l’opera Le nozze di Figaro, la cui Continua a leggere

LXIV  settimana di studi del Centro Italiano di Studi sull’ alto Medioevo: Monachesimi d’Oriente e d’Occidente  nell’alto Medioevo

 

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Dal 31 marzo al 6 aprile 2016 si è tenuta in Spoleto la LXIV settimana di studi internazionali dedicati all’alto Medioevo  curati dal CISAM, acronimo del Centro  Italiano di Studi sull’Alto Medioevo nato nel 1952 dalla fantasia e intraprendenza del professore Giuseppe Ermini e finalizzato alla promozione storica e culturale  della Spoleto longobarda , non che degli studi inerenti all’alto Medievo. E come da tradizione, anche quest’anno  si è inaugurato il Continua a leggere

Il periodo parigino di William Tode ( 1955/58): prodomi e sviluppi di un sentiero ininterrotto

Prima che New York e l’America prendessero negli Anni 50 il sopravvento, fu Parigi la capitale dell’arte del Novecento. La Ville Lumière tra le due guerre era una sorta di fucina di movimenti e di idee, vide artisti di tutto il mondo accorrervi per capire le nuove forme e i nuovi linguaggi che Picasso, Ray, Léger, Modigliani, Dalí andavano sperimentando. A questo irripetibile crogiuolo di creatività è dedicata la mostra «Gli anni folli», che mette in vetrina la città ombelico delle avanguardie artistiche e letterarie fra ritorni all’ ordine, eredità cubofuriste, astrattismi e surrealismo (i movimenti che hanno segnato il «Secolo Breve» videro dopo gli Anni 30 gli «opposti ostracismi» del nazismo e dello stalinismo.

Ho posto volutamente, ad apertura di questo saggio critico dedicato a William Tode  e al suo periodo parigino che va dal 1955 al 1957, questa citazione tratta  da La stampa circa  la mostra che si è tenuta a Ferrara, presso il palazzo dei diamanti  a cavallo del 2011/2012 e intitolata Gli  anni  folli: La  Parigi  di  Modigliani, Picasso  e Dalì  (1918-1933). Volutamente appunto perché William Tode Continua a leggere

Maria Grazia Massacesi:  Nell’anima in-scrivere vie

 

  1. Terra alla terra, polvere- eppure/ospiti minimi dell’aria , esili/ nell’alta trasparenza. So che un fuoco
  2. sgretola il profondo, sale/lo attraversa , cerca/vie cedevoli di vita e poi/conquista a poco a poco/ ciò che ancora  limita il suo mondo-ed io
  3. così vorrei d’ogni parvenza , / d’ogni gelo, d’ogni cosmica/polvere dispersa, o lucente/ icona del mio Dio.

( Lorenzo Gobbi, Terra e fuoco )

  1. Con questi versi di Lorenzo Gobbi, intitolati Terra e fuoco e pubblicati da Enzo Bianchi, curatore dell’antologia Poesie di Dio ( Torino, Einaudi, 1999) introduco questo breve scritto critico dedicato alle icone di Maria Grazia Massacesi:  versi apparentemente statici,  ma in realtà sufficientemente profondi e stimolanti domande di senso  per  aprire varchi sul mistero di Dio; stessa condivisa istanza per comprendere un artista che scrive le icone. Le icone non si dipingono ,  infatti si scrivono come le sacre parole contenute nella Bibbia e vanno ascoltate nei silenzi che i soggetti, ivi rappresentati, impongono nella loro e propria stasi metafisica. Vanno ascoltate anzitutto dall’artista che per  scriverle   è chiamato a fare pulizia dentro di sé in una lettura orante della Bibbia, fonte principale dei soggetti raffigurati.

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Spoleto 56: Il Festival dei due Mondi celebra il M° GianCarlo Menotti

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Il secondo weekend del Festival , che in domenica 7 luglio ha avuto il proprio cuore pulsante perché dedicata alla viva memoria del Maestro GianCarlo Menotti, il quale quest’anno avrebbe festeggiato i suoi 102 anni, è stato esaustivo e coinvolgente. La serata del 6 ha visto in una gremita piazza Duomo il travolgente concerto di Raphael Gualazzi: da suoi “ Due Mondi”, rimbalzavano note che si richiamavano a vicenda tra tensioni melodiche e ritmi blues. Commovente l’omaggio al M° Gian Carlo Menotti: un’improvvisazione jazz sulle musiche di “ Amelia al ballo”, un pizzico d’ironia per esaltare la saggezza di un compositore attento a tutte le sfumature umane. Piena anche la giornata del 7: ore 12 teatro Gian Carlo Menotti , concerto di mezzogiorno . Al pianoforte il raffinato e consapevole Sandro De Palma, tocco e pathos sulle notte di Satie e Debussy, tra i preferiti del M° Menotti. Alla fine del concerto è stato premiato il vincitore del concorso indetto da Casa Menotti per giovani compositori emergenti : una borsa di studio per Andreas Gies, ventenne e trentino . Le sue musiche verranno eseguite l’anno venturo a Charleston. Riecheggia l’amore verso i giovani talenti anche nei “ Concerti al chiostro”, che coinvolgono tre giovani musicisti americani Paulo Szot ( baritono), Matthew Aucoin ( pianista), Keir GoGwilit ( violinista): musiche dai due primi Mondi: l’Europa e l’America, ai quali se ne sono aggiunti tanti altri nel corso di questi ultimi anni. La serata di domenica 7 luglio 2013 si è conclusa con il Mark Morris Dance Group e il MMDG Music Ensemble ( pianoforte: pianoforte Colin Fowler, violoncello Andrew Janss, violino: Owen Dalby) ; musiche di Robert Schumann, Igor Stravinsky e di Samuel Barber, con il quale Menotti ha condiviso un intenso connubio dal 1928 al 1958. Prestigiosa compagnia americana ove la danza è recitazione corporale e la classicità si sposa con la modernità. Variegate le situazioni messe in scena: una storia d’amore con tutto il lirismo cinematografico degli anni ’30; quel teatro della vita che si chiama destino e le sue marionette, le dinamiche interpersonali e infine una danza ancestrale ballata a ritmo di polka. La serata è iniziata con la premiazione delle classi scolastiche , vincitrici del concorso “ Il Festival siamo noi”, quest’anno dedicato alle professioni del Festival. Insomma un Festival all’insegna della giovinezza, sulla scia indelebile lasciata da GianCarlo Menotti.

Sandro costanzi

Spoleto 56: La banda della guardia di finanza al teatro romano: Il rito di una città e del suo Festival

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Martedì 2 luglio 2013 presso il teatro romano di Spoleto si è svolto il concerto della banda della guardia di finanza, che in realtà è una raffinata orchestra sinfonica di fiati e di percussioni. Nata nel 1926 e attualmente diretta da Leonardo Laserra Ingrosso, si è esibita in prestigiosi teatri nazionali e sedi internazionali: in Roma all’Accademia Nazionale di S.Cecilia e al Teatro dell’Opera; al Teatro Massimo di Palermo, alla Scala di Milano e al San Carlo di Napoli. Nel 2002 in New York , all’indomani dell’undici settembre e in occasione delle Colombiadi, con un suggestivo concerto. 2 luglio 2013 dopo vent’anni esatti dal 3 luglio 1993, anno in cui GianCarlo Menotti invita la prestigiosa orchestra bandistica per un concerto , da essa eseguito, e la convoca per introdurre il concerto finale di quell’anno. Le musiche proposte al romano sono state quelle di Verdi e Wagner , dei quali quest’anno ricorre il bicentenario dalla nascita, e di Pietro Mascagni, di cui quest’anno si festeggia il 150° anniversario della nascita. Musica ricercata coniugata con il tango, la musica da film e il jazz. “ Nessun dorma” mentre la costellazione del carro, saluta la banda nel teatro romano che unisce nel suo semicerchio una città con il suo festival. Gli orchestrali raggiungono il palco, si siedono, salutano il pubblico. Tolto il piumato copricapo, la marcia d’ordinanza e poi la musica. E infine la mano sul cuore mentre risuona l’inno nazionale, fieri di essere figli d’Italia, generosa madre delle arti e scienze.

Sandro Costanzi

RICCARDO DE PALO: IL RITRATTO DI VENERE

Il romanzo storico – biografico del giornalista Riccardo De Palo Il ritratto di Venere edito Cavallo di ferro e dedicato a Diego Velázquez presenta anzitutto una scorrevole facilità di lettura, senza però togliere l’aurea di mistero al lettore, chiamato a partecipare attivamente nelle vicende politiche del 1.600. Velázquez, che deve il suo cursus horum a Filippo IV d’Asburgo, sovrano spagnolo nonché signore del vasto impero edificato da Carlo V, viene tratteggiato nella propria identità di artista prestato alla diplomazia con l’intento riuscito di trasmettere la sua umanità ora intraprendente e volenterosa e ora vincolata agli affetti, come dimostra la storia di Marta, la popolana romana conosciuta nel secondo viaggio in Italia ( 1650) e ritratta nella celebre opera Venere allo specchio.
Riccardo De Palo guarda con occhi stranieri, appunto quelli di Velázquez, l’Italia del 1600, frammentata , perché il Regno di Napoli era di dominazione francese, mentre lo Stato pontificio al nord confinava con i possedimenti lombardi degli Asburgo e con gli altri piccoli stati come il Ducato di Parma e il Gran Ducato di Toscana. Una geografia politica dispersiva che ha origini antiche e che si ripropongono ancora oggi. Papa Urbano VIII fedele alla Francia; il successivo pontefice Innocenzo X e Donna Olimpia Maidalchini , detta la Papessa: Olimpia prima, pontefice non massimo; le doppiezze di Francesco I d’Este; la fragile umanità di Filippo IV e la sua confidenziale amicizia con Velázquez; ma anche i personaggi del popolo come Marta o gli intellettuali e scienziati come il sacerdote romano Matteo Campani degli Alimeni sono solo alcuni dei personaggi che si snodano di regno in regno, di colore in colore. Ritrarre le personalità diventa per il giornalista, caporedattore per le pagine degli esteri de Il Messaggero, affrescare la trama e l’ordito di un’ epoca assai complessa, anche e soprattutto dal punto di vista diplomatico:
Sapevo per esperienza come i misteri più profondi dell’anima fossero tracciati sulla superficie del volto; coloro che volevano conservare un segreto facevano del loro meglio per renderlo ben visibile; così nessuno avesse a sospettare di ciò che si esibiva liberamente alla luce del sole .
De Palo sa cogliere quindi le sfumature di ogni personaggio, senza però dimenticare le urgenze della storia, cause motrici delle evoluzioni anche personali dei personaggi ; a iniziare da Filippo IV e da Velázquez. Ma Il ritratto di Venere non è solo un romanzo storico-biografico, in quanto anche epistolare. Infatti tutto il romanzo è una lunga e sincera lettera a Juan de Còrdoba, lo schiavo condotto con lui in Roma per il secondo viaggio in Italia, volto all’acquisto di opere d’arte per il sovrano . Juan verrà poi liberato dalla sua condizione servile con atto notarile; l’amicizia tra Juan, che nel corso degli anni era diventato il fratello minore dell’artista, e Velázquez era così corroborata che fu lo stesso pittore ad affidargli Antonio, il figlio nato dalla breve, ma infuocata, relazione con Marta:
Ho ancora impresso in mente quel tuo viso gioviale, che infondeva serenità in chiunque avessi incontrato sulla tua strada; e fui molto felice quando mi confessasti che mi consideravi come un fratello maggiore .
In conclusione il romanzo di Riccardo De Palo non è da considerarsi solo un affresco intrigante e fascinoso di un’epoca storica, ma anche il ritratto di un’amicizia profonda, così sapiente da scavalcare i limiti imposti dalla classe sociale

La collettiva del 56 ° Festival di Spoleto , organizzata dalla Bottega dell’Arte

La Bottega dell’Arte , sita in Spoleto, diretta da Katy Laudacina, organizza in occasione del 56° Festival di Spoleto una mostra collettiva, ove convergono pittura e scultura.

La pittura

Sezione figurativa:
Marco Antonio Sorcetti propone paesaggi ove predomina un’anima pastorale: in essi gli edifici sacri interagiscono nel silenzio che li avvolge in un aurea disincantata. Predomina un senso di pace profonda e di riflessione che li ingloba in una dimensione distaccata dal mondo e dalle tensioni di quest’ultimo, le quali ingabbiano l’uomo. Vitale Jane condivide lo stesso senso d’introspezione nelle fanciulle rappresentate dall’artista e colte in un momento di riposo. Il colore predominante è il marrone: intimistico e contemporaneamente concreto. E ‘ la cromia della terra , capace e di sostare e di riflettere i ritmi della vita. Una dolcezza che non è inconsistente. Luminosa e libera in spazi vasti è Ornella Zuccherini: i suoi acquerelli, raffiguranti il paesaggio per lo più dell’Umbria settentrionale, sono immersi in una serena luce velata ( un omaggio al Perugino) , ma carica di colore. In lei serenità e forza generano armonia. Donne alla ricerca Andreina Gobetti e Katy Laudacina: la prima esprime con l’attenzione ai particolari l’India e l’estremo oriente: i santoni e le città con le proprie e variegate architetture. Un iperrealismo che trasuda spiritualità dalla fedeltà alla carne, o meglio alle rughe della pelle, consce dei travagli della vita. La seconda pittrice invece è di ambito naif e la sua cifra sono donne vestite di colore e di semplicità e immerse in una natura fiabesca: un mondo che si sta perdendo ma che riaffiora con nostalgia , quando riusciamo a staccarci dalla tecnologia digitale, dalla quale siamo ora dipendenti. Un naif surreale e fiorito invece è quello di Giuseppe Solimando, in cui il fruitore si trova immerso in mondi fantastici e fortemente evocativi per chi li osserva: lo associo al film Parnassus di Terry Gilliam. Sanguigno, appassionato e scolpito Enzo di Franco: una pittura nerboruta come i marinai della sua Sicilia, della quale ne coglie tutta l’intensità esistenziale e cromatica, ma soprattutto drammatica. I suoi tonni pescati e sanguinanti sembrano cantare la teatrale canzone di Domenico Modugno “ U pisci spada”, una mattanza che umanizza d’amore anche i pesci.
Sezione informale:
Carla Curti propone opere astratte ove il colore diviene tensione e forza dinamica: si aprono varchi di luce e di ombra nell’universo. L’esito di un cammino di autodefinizione che si è svolto nella spogliazione di ciò che appesantisce per lasciare a ciò che è essenziale lo spazio di esplodere senza distruggere . Segnico, spirituale e quasi acromatico è Pier Giovanni Bubbani , fatta eccezione per i rossi e gli azzurri che incastona nelle nere strutture incise sulla tela écru. Ma anche travolgente come onde di energia che vanno a strutturare cicli di vita nel cosmo. In una sola parola , ma soprattutto nella vita: determinato .

Scultura:
Giorgio Carlini non è né un pittore né uno scultore: è un pitto-sculture, che elabora bassorilievi in ferro. Nudi di donna che pure assaporano la vita; alberi forti e presenti e soli irradiati trasmettono fiducia nella vita. Tutti i pezzi coesistono in armonia, come nel bassorilievo geometrico e policromo. Significativa la presenza femminile. Maria Rita Felicini e Rosella Baciocchi testimoniano la fecondità dell’arte. La prima è una signora della scultura: le sue mani vissute e intense non hanno perso la freschezza e la gioventù di una donna innamorata della vita, che va preservata con ogni tenerezza possibile. Rosella Baciocchi è un artista a tutto tondo: grafico, pittrice e scultrice in cera, legno e metalli. Nota per le sue bambole in cera, propone invece in questa occasione sculture essenziali in rame, ottone e legno, dal soggetto femminile. In una parola poliedrica. Roberto Cianella coglie nella sua Dafne, realizzata in marmo di Carrara, l’essenza stessa della femminilità: tonda, tenera e sublime. Dolcezza femminile in mani maschili, data anche la preziosa fragilità di una materia che appare solida; lo scultore non deve tanto urtare le vene del marmo, quanto l’uomo non rispettare i silenzi di una donna. Drammatico e strutturato è invece Marco Mariucci , il quale presenta Barabba, opera in marmo nero e giada. Artista che sa cogliere tutta la sacra drammatica dell’uomo, che si trova costretta ad un bivio. Il sacrificio del giusto o la libertà del colpevole? C’è chi sceglie per il Barabba di turno la seconda opzione e Barabba , liberato da ogni giustizia, alza il capo , getta le catene e deciso se ne ritorna alla propria strada.