Pensando a Gian Carlo Menotti

 

 

 

 

TRIBUTE TO G.C. MENOTTI

SPOLETO
martedì 3 marzo 2009
GIAN CARLO MENOTTI: O BEAUTY, EVER OLD AND EVER NEW. ESCLUSIVA SPOLETOCLICK: INTERVISTA A SANDRO COSTANZI
fonte: SIMONE FAGIOLI
Gian Carlo Menotti: O Beauty, ever old and ever new

SPOLETOCLICK- Intervista esclusiva a Sandro CostanziSandro Costanzi , teologo e curatore d’arte, qual è il suo rapporto con il Festival dei Due Mondi di Spoleto?

Il mio rapporto con il Festival dei Due Mondi è un rapporto segnato dalla riconoscenza e dalla gratitudine verso il M° Gian Carlo Menotti, che non ho avuto l’onore di conoscere personalmente ma di incontrare nelle occasioni di spettacolo ed incontri legati al suo Festival. Il grande merito del M° Menotti è stato senza dubbio l’incontro e il dialogo dei Due Mondi in tutte le arti: teatro eletto e scelto, è stata ed è la città di Spoleto, che grazie a lui, suo ultimo duca, si è aperta al mondo, e, aprendosi al mondo, ha iniziato un cammino di realizzazione di quelli che sono i suoi talenti culturali e ambientali, in parte sviluppati da istituzioni preesistenti al festival, come il Teatro lirico Sperimentale di Spoleto. Il maestro, in una intervista rilasciata ad Amedeus, dichiara : Per gli altri erano momenti gloriosi; ma io ero a fare un festival in una cittadina sconosciuta e senza soldi, mancavano persino acqua e luce. C’era anche la mondanità certo… Da qui la mia riconoscenza verso il maestro.

Un altro motivo di gratitudine verso il Maestro è legato alle arti plastiche e visive- sottolineo questo aspetto “tangibile” per alcune opere rimaste a Spoleto come testimonianza del Festival- Sculture nella città ( 1962) , Incontri 1980 sono eventi che hanno fatto confluire i grandi artisti del secondo Novecento in uno scrigno di storia e antichità: un antico e prezioso tesoriere per gemme inedite di novità. Per me che mi occupo anche di arte contemporanea vedere le opere di Calder, di Consagra, della Pepper, di Le Witt e di tanti altri grandi artisti perfettamente integrate nel tessuto medioevale della città è motivo di gradito interesse.

Quali sono state le sue sensazioni rispetto all’edizione 2008?

L’edizione 2008 è stata sicuramente un’ edizione di passaggio dalla gestione Menotti alla gestione Ferrara con delle ripercussioni temporali e giuridiche, sicuramente non indifferenti ma anche superate e risolte, nella progettazione della manifestazione. Mi è piaciuta molto l’opera Padmavati di Albert Roussel, che suggellava insieme due delle culture rappresentate al festival: quella indiana e quella francese. Graditissima anche la Serata Kilian: un simposio tra due arti: la danza e la video – installazione, connubio che in quello spettacolo rendeva nel migliore dei modi il fluire del tempo, soggetto danzato e recitato dai medesimi artisti, ripresi nel fulgore della gioventù.

Mi è inoltre piaciuta la rassegna cinematografica dedicata alle arti.

Il nuovo festival si prospetta interessante, in quanto oltre a richiamare l’attenzione di nuove ed emergenti compagnie ha richiamato alcuni dei grandi personaggi degli inizi come Luca Ronconi, al quale è legato il M° Giorgio Ferrara, suo aiuto regista nell’Orlando furioso del ‘69.

Gian Carlo Menotti è considerato dalla critica uno dei maggiori compositori del Novecento. Un suo parere a riguardo

Gian Carlo Menotti è sicuramente uno dei più importanti compositori del Novecento per una serie di ragioni. La prima è la sua coerenza stilistica: nato a Verese nel 1911 e morto a Monte Carlo il 2 febbraio 2007 ha attraversato quasi tutto il Novecento conservando la sua identità tardo-romantica, anche quando rischiava di essere offuscata dalle avanguardie. In una intervista rilasciata ad Amadeus dichiara: L’avanguardia…. è messa in gabbia come le bestie feroci allo zoo, nessuno se la porta a casa. Sono l’autore contemporaneo più rappresentato, almeno fuori dell’Italia, ma ora anche i critici cominciano a darmi ragione: c’è un ritorno ad una certa tradizione romantica, alla quale io sono rimasto fedele in tutta la mia carriera, malgrado gli attacchi feroci.

Il secondo motivo è l’apertura a tutte le forme di arte, legata anche alle molteplici amicizie del Maestro. Gian Carlo Menotti, presentato nel 1928 dal M° Arturo Toscanini al Curtis Institute of Music di Philadelphia , fondato nel 1924, strinse un profondo connubio con Samuel Barber, in quel medesimo instituto conobbe Bernstein, che vi si iscrisse nel 1939. Il Curtis non chiede rette ai suoi studenti, anzi se necessario li finanzia a vita, come era volontà della fondatrice Louise Curtis Bok. Ma per frequentare il Curtis bisogna superare una selezione che premia solo gli eccellenti.

Il periodo più florido per quanto concerne la composizione va dal ’37 al ’58: Amelia al ballo, La medium, Il console, La santa di Bleker Street, Maria Golovin; nel frattempo vince due Premi Pulitzer. Composizione poi in parte abbandonata per i grandi e sinergici sforzi del Festival, condivisi con Visconti e Zeffirelli, Jerome Robbins (ricordato e omaggiato nell’edizione 2009), John Gielgud e Raymond Rouleau ; Romolo Valli, Giovanni Carandente.

La terza ragione della grandezza di Menotti è l’apertura ai giovani. Il maestro afferma: con i miei anni bisogna guardare in avanti. Voglio giovani intorno a me, di vecchio basto io. (…) A Spoleto mi sono sempre permesso il lusso di scoprire nuovi talenti, qui esordivano direttori e cantanti ventenni, alla scala chi se lo sognava? Molti sono stati scoperti in una notte e sono diventati subito star.

Arte e fede: un simile connubio è possibile in un festival contemporaneo?

La fede nell’arte acquisisce la dimensione del sacro, dimensione distinta tanto dall’aspetto religioso, legato al sentimento, quanto da quello strettamente liturgico. Il sacro è la meditazione metafisica, universale e antropologica circa Dio nell’espressione artistica il cui ambito temporale privilegiato è sicuramente l’intuizione, una intuizione tanto meditata quanto improvvisa e sconvolgente, un’intuizione tanto divina quanto umana, anzi per certi versi soprattutto umana.

L’umanità nell’arte sacra consiste nel prendere coscienza di sé, di rapportare la storia umana e le sue ferite a Dio e alla sfera etica. Questo è stato un lungo cammino che, iniziato dagli albori dell’arte cristiana con le catacombe e le prime grandi basiliche, si è maturato ed evoluto lungo i secoli fino ad arrivare ai giorni nostri.

Ed ecco quindi la grande riflessione biblica su Dio e l’uomo sofferente in Ein deutsches requiem di Brahms, il realismo di Britten nel War requiem, le diverse declinazione del sacro in Stravinskj (L’histoire du soldat, La sinfonia di salmi), il misticismo sognante e poetico di Chagall. Sono solo alcuni esempi e momenti ove il rapporto con la Divinità rende chiara la profondità della propria umanità.

La scorsa edizione del Festival dei Due mondi ha contemplato con interpreti di prim’ordine (pianoforte Andrea Lucchesini, violino Marco Rizzi, violoncello Mario Brunello, clarinetto Gabriele Mirabassi) la forza liberatrice dell’arte nel Quatuor pour la fin du temps che Olivier Messien compose ed eseguì nel lager nazista Stalag VIII-A Goerlitz il 15 gennaio 1941: composizione cameristica che attualizza l’Apocalisse di Giovanni nella violenza opprimente di un campo di concentramento nazista e che donò in quella circostanza buia e dolorosa uno spiraglio di serenità e di concordia a 400 persone tra prigionieri di guerra e guardie carcerarie.

Il sacro nel Novecento quindi esula da quelli che sono i principi strettamente ortodossi e in una profonda e consapevole libertà di coscienza li interpreta e li confronta con la realtà storica, con il bagaglio tutto interiore e soggettivo della persona nell’ indefinito e indefinibile verbo dell’arte.

Avviandomi alla conclusione non posso che citare il M° G. Carlo Menotti ed in particolare una sua composizione del 1979 che mi ha ispirato la poesia dal titolo“O Beauty, ever old and ever new…”. Si tratta della Missa “ O pulchritudo”, che segue l’ordinario della messa romana, ma in essa il credo è sostituito dal celebre passo agostiniano di Confessiones X 27,38, ove Agostino canta l’esperienza di Dio come esperienza di pace e di bellezza; (testo in parte richiamato dal corsivo latino nei miei versi).

Concludiamo questa intervista con la poesia “O Beauty, ever old and ever new…”, i cui versi il Dr. Costanzi ha voluto dedicare al geniale e straordinario M° Menotti.

O Beauty, ever old and ever new…

Missa “ O Pulchritudo”

Di G. Carlo Menotti

Al M° GianCarlo Menotti

e al M° Thomas Schippers

O Pulchritudo, tam antinqua et tam nova…

Mistica e serena l’orchestra intona il tuo

Cantico d’amore e di meraviglia mentre

La sera declina nell’ ultimo raggio di sole

Che si irradia aureo e maiestatico

Di regalità dal Cristo pantocratore.

Mecum eras, et tecum non eram.

La memoria s’invola e s’avvolge

Tra quelle rondini che rapirono

Thommy e che ora hanno rapito

Te in quella piazza ove echeggia

Un amore turbato eppur recondito.

Sulle ali delle rondini s’innalza

Corale la tua musica a intonare

Il vespro che lieto ci carezza

Con il suo annuncio di armonia

Nella poesia di arte e natura:

O Pulchritudo, tetegisti me

Et exarsi in pacem tuam.

Sandro Costanzi