Spoleto 59: Wolfang Amadeus Mozart eTim Robbins ,un esordio spumeggiante e partecipato

Spoleto 59

Frizzante e spumeggiante l’inizio del 59° Festival dei Due Mondi , che tra l’altro ha goduto anche della diretta televisiva di Rai 5 datata venerdì 24 giugno 2016, iniziato nel segno di Mozart e di Lorenzo Da Ponte . Si è infatti aperto con l’opera Le nozze di Figaro, la cui Continua a leggere

Spoleto 57 : VIAGGIO IN PERSIA

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Il secondo week-end del festival 2Mondi sarà dedicato ad un “Viaggio in Persia” a cura della scrittrice franco-iraniana Lila Azam Zanganeh.
~ Il “Viaggio in Persia” comincerà venerdì 4 luglio ore 21.30 con una LETTURA DI POESIA CONTEMPORANEA persiana scritta in italiano dalla poetessa Nilou Ghodsi Azam Zanganeh, accompagnata da UN CONCERTO DI MUSICA TRADIZIONALE PERSIANA, con la partecipazione del maestro di fama internazionale di Tar e Setar Dariush Talai e del noto maestro di Zarb Keyvan Chemirani. “Quando suonano Talai e Chemirani si aprono le porte del paradiso,” dicono i Persiani. Il professore Domenico De Masi presenterà la serata.
Le poesie recitate saranno tratte dal libro L’Alba del Domani di Nilou Azam Zanganeh (Atelier 65, 2014). L’Alba del domani è il titolo della seconda raccolta della poetessa iraniana Nilou Azam Zanganeh, dopo Questa Nessuna Terra. La scelta di scrivere in italiano, che non è la sua lingua madre, crea una sensazione di straniamento che amplifica l’effetto di nostalgia senza retorica. La Zanganeh usa la parola come evocatrice di un mondo perduto ma ancora assai vivo grazie alla parola poetica. È una parola d’amore per la casa d’infanzia, i fasti e la cultura dell’antico paese. I versi, come frammenti di un quadro perduto, evocano oggetti, strade e tramonti, albe e venti, il tempo che cancella, ma la nostalgia non si chiude, gioca su un verso sempre in bilico tra frammento e prosa, e diventa allora preghiera perché tutto risorga come un’alba nuova.

~ Il “Viaggio” prosegue sabato 5 luglio ore 18.00 con la proiezione di tre corto-metraggi della star mondiale SHIRIN NESHAT, con la sua premiata TRILOGIA: TURBULENT, RAPTURE, FERVOR.
Tutta l’opera di Shirin Neshat è una metafora sulla complessità dei rapporti tra uomo e donna.
I corti della Trilogia esprimono la visione politica, mistica, femminista e profondamente poetica della celebre regista Iraniana. Ogni film della trilogia è spesso proiettato con un’installazione a doppio schermo. Turbulent presenta una donna e un uomo che cantano. Mentre l’uomo riceve applausi, la donna canta – e incanta – in silenzio. Rapture inquadra due gruppi di uomini e donne. Gli uomini entrano aggressivamente in città, mentre le donne rimangono in barca tranquillamente. Fervor riprende lo stesso tema della separazione uomo-donna nella cultura Islamica e narra due storie parallele di un uomo e una donna che non si incontreranno mai.

~ Sabato sera si inizia anche un Viaggio filosofico e spirituale alle ore 21.30, attraverso un
DIALOGO TRA FILOSOFIA E POESIA NEL MEDIO-ORIENTE, sul tema
“VISIONI E VISIONARI: LA MODERNITÀ DEL GENIO MEDIOEVALE OMAR KHAYYAM” con Roberto Toscano, ex-Ambasciatore Italiano a Teheran, e Daryush Shayegan, il più noto filosofo iraniano contemporaneo.
La conversazione sarà un’esplorazione del genio visionario e della magia artistica di Omar Khayyam. Chi era Omar Khayyam e perché continua ad ispirare cosi tanti artisti orientali ed occidentali? Qual era la sua relazione con Dio? E come interpreterebbe il significato di una teocrazia nel mondo moderno? Questa discussione su visioni e visionari è accompagnata da letture di Khayyam nell’originale persiano e nelle traduzioni moderne in italiano, interpretate da attori della Comédie Française e dell’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica.
~ Il Viaggio continua con il cinema domenica 6 luglio ore 18.00 con la PROIEZIONE DI RHINO SEASON DI BAHMAN GHOBADI, seguita da una CONVERSAZIONE con la scrittrice LILA AZAM ZANGANEH. Rhino Season è stato prodotto da Martin Scorsese ed è interpretato da Monica Bellucci e Behrouz Vossoughi. Il regista Bahman Ghobadi ha vinto i premi “Un Certain Regard” e “La Caméra D’Or” al Festival di Cannes.
~ Il Viaggio si conclude sul palco sabato sera ore 21.30 con il BALLO MISTICO PERSIANO
“I SETTE PADIGLIONI DELL’AMORE” coreografato e interpretato dalla NAKISSA DANCE COMPANY. La strepitosa coreografia del primo ballerino Shahrokh Moshkin-Ghalam per la Nakissa Dance Company è ispirata dal famoso poeta mistico persiano Nizami Ganjavi (1141-1209).
La Nakissa Dance Company e Shahrokh Moshkin-Ghalam della Comédie Française interpretano il famoso poema medioevale I Sette Padiglioni dell’Amore di Nizami Ganjavi che racconta la storia del principe sasanide Bahram Gur e delle sette principesse provenienti da sette mondi diversi, di cui egli si innamora. I Sette Padiglioni rappresentano il migliore e più bel poema epico della cosiddetta “nuova poesia Persiana” e anche una delle più importanti creazioni della letteratura indo-Europea. Il poema illustra l’armonia dell’universo, l’affinità del sacro e del profano, e le concordanze tra l’Iran antico e Islamico. Per la prima volta a Spoleto, questo capolavoro poetico viene presentato in un’interpretazione sensuale e squisitamente coreografata, con Bahram Gur, le sue sette principesse, e l’antica cantastorie Sheherazade.

GLI INCONTRI ORGANIZZATI DA MARIARUTILIA COCCETTA AL CENTRO CULTURALE POLI D’ARTE

Sabato 28 settembre si è tenuto presso il Centro Culturale Poli d’Arte ( Via Duomo 27, Piazza Signoria 5- Spoleto) un seminario interdisciplinare che si è svolto in occasione della mostra personale di Adriana Pignataro. Curatrice dell’evento è stata la prof.ssa Maria Rutilia Coccetta, intervenuta in qualità di biologa in un convegno intitolato “ Immagini dell’inconosciuto e dell’invisibile”. Sono intervenute anche la filosofa Nicoletta Bottalla e Letizia Brunozzi ( arredatrice), ha moderato il prof. Mario Pagliacci, presidente del Laboratorio Athena. Il nocciolo della tavola rotonda viene espresso nell’inciso , usato come sottotitolo: “l’umanità si trova di fronte a due giganteschi misteri” che sono “ l’origine dell’universo e la natura della coscienza ”. Sempre curato da M.Rutilia Coccetta è l’incontro dedicato alla presentazione del libro di “Domenico Manna : Il tartufo nero di Norcia o di Spoleto / Vicende storiche e coltivazione”. Si terrà sabato 5 ottobre 2013 alle ore 17,00 nei locali del medesimo Centro Culturale e ne conclude una stagione culturale ricca di eventi tanto internazionali quanto dedicati all’identità umbra.

Convegno Rutilia

Sandro Costanzi

Con “Lieder & Lieder 8” continua la 67ma Stagione del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A.Belli”

Goethe

Spoleto, 24 settembre. Il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli” continua la programmazione della Stagione 2013 con il concerto liederistico, intitolato “Lieder & Lieder 8” Intorno al Lied romantico su testi di Goethe a cura di Michelangelo Zurletti e Giorgio Bongiovanni. In programma brani del repertorio liederistico di Schubert, Schumann, Brahms e Wolf. Lo spettacolo quest’anno interamente incentrato su Goethe, andrà in scena nella Sala Conferenze al piano terra del Teatro di San Nicolò mercoledì 25 settembre alle ore 21.00 e si conferma altro appuntamento imperdibile del calendario musicale dell’Istituzione lirica umbra.
A dar voce ai meravigliosi lieder come sempre i giovani protagonisti vincitori del Concorso Europeo di Canto, mentre le letture saranno affidate a Giorgio Bongiovanni, reduce dal successo di “Grilletta e Porsugnacco”.
Come sottolineato dalle note di Michelangelo Zurletti Direttore Artistico dello Sperimentale: “Lo Schubert adolescente che aveva spedito a Goethe le sue due opere prime, due Lieder su poesie, appunto, di Goethe non avrebbe immaginato che quei suoi due lavori, Erlkönig e Gretchen am Spinnrade sarebbero diventati due capolavori non solo del repertorio liederistico ma di tutta la storia della musica (o forse lo immaginava, lo sperava, come può immaginarlo un adolescente innamorato della sua arte). Ma il pacco non giunse a Goethe, giunse a Zelter, consulente musicale del poeta, e Zelter non ebbe molti scrupoli di fronte a un involto spedito da un adolescente, lo ignorò. Zelter non era cattivo musicista ma aveva un orecchio facilmente orientabile sulle celebrità già acquisite. Da qui muove il nostro annuale Liederabend e poichè accanto a un poeta come Goethe non si possono ammettere minori si è pensato di organizzare l’intera manifestazione nel nome di Goethe e di fornire così all’ascoltatore un percorso solo, da delibare fino in fondo. Perché non c’è dubbio: i musicisti possono essere diversi ma l’ammirazione per il grande poeta è una sola”.
La Stagione Lirica e le attività del Teatro Lirico Sperimentale sono rese possibili grazie al sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale Spettacolo dal Vivo, Regione Umbria, Provincia di Perugia e Comune di Spoleto e grazie anche al contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto, Banca Popolare di Spoleto, Casse di Risparmio dell’Umbria, Camera di Commercio di Perugia, Fondazione Francesca, Valentina e Luigi Antonini.
Si ringraziano per la collaborazione anche Segni Barocchi Festival di Foligno, Festival delle Nazioni di Città di Castello, i Comuni di Perugia, Assisi, Città di Castello, Todi, Orvieto, Foligno, l’Associazione “Amici della Lirica di Perugia”, VUS Valle Umbra Servizi SpA, Coop Centro Italia, Monini SpA.
Presidente Carlo Belli, Vice Presidente Maria Chiara Rossi Profili
Direttore Generale Claudio Lepore, Direttore Artistico Michelangelo Zurletti

David Manni: Restauro e nuove Tecnologie

“RESTAURO E NUOVE TECNOLOGIE”

Esperienze di recupero dei monumenti, lavori di ingegneria e interventi in emergenza realizzati a Spoleto, Orvieto, in altre città dell’Umbria, d’Italia e all’estero

Domenica 8 Settembre 2013, ore 17.30

Galleria Polidarte
Piazza della Signoria
SPOLETO (Pg)

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Domenica 8 settembre 2013 alle ore 17.30 nelle sale della Galleria Polidarte di Spoleto (Piazza della Signoria) l’architetto Giorgio Flamini presenterà il libro di David Manni “Restauro e nuove tecnologie”: non solo un manuale dedicato a quanti si interessano di restauro ma anche una raccolta di memorie, documenti, disegni e fotografie di un personaggio eclettico, protagonista di straordinarie esperienze di recupero dei monumenti, lavori di ingegneria e interventi in emergenza realizzati a Spoleto, Orvieto, in altre città dell’Umbria, d’Italia e all’estero.

David Manni è nato nel 1931a Spoleto, città in cui si è diplomato geometra. Emigrato in Australia ha svolto lavori di carattere ingegneristico dal 1961 al 1963: tra i più rilevanti, ha diretto la realizzazione della centrale idroelettrica del Barron River in North Queensland. Al suo ritorno in Italia, dopo esperienze sia nella ristrutturazione di edifici storici che nel campo dell’ingegneria meccanica (ha collaborato anche alla preparazione di auto da corsa della Formula Italia per i piloti Mauro Gasperini, Zefferino Monini e Roberto Zengoni), ha conseguito nel 1985 la qualifica di “Addetto alla manutenzione del patrimonio edilizio” grazie ad un corso triennale promosso dal Consorzio economico e urbanistico di Spoleto, presieduto dal professor Bruno Toscano, e dalla Regione dell’Umbria. Ha collaborato per diversi anni come consulente con la ditta di restauro Tecni.Re.Co. durante le operazioni di sgombero delle opere d’arte in occasione del sisma del 1997 e realizzando progetti per il recupero di importanti monumenti come quello del rosone della cattedrale di Spoleto o del portale della basilica di San Salvatore nella stessa città. A quest’ultimo è stato attribuito il primo premio al concorso nazionale “La cazzuola d’oro” svoltosi a Torino nel 2003. Nel 2009, a 77 anni, David Manni si è laureato in “Restauro dei Beni architettonici” alla Facoltà di Architettura dell’Università La Sapienza di Roma con il professor Francesco Paolo Fiore.

Antonella Manni

RICCARDO DE PALO: IL RITRATTO DI VENERE

Il romanzo storico – biografico del giornalista Riccardo De Palo Il ritratto di Venere edito Cavallo di ferro e dedicato a Diego Velázquez presenta anzitutto una scorrevole facilità di lettura, senza però togliere l’aurea di mistero al lettore, chiamato a partecipare attivamente nelle vicende politiche del 1.600. Velázquez, che deve il suo cursus horum a Filippo IV d’Asburgo, sovrano spagnolo nonché signore del vasto impero edificato da Carlo V, viene tratteggiato nella propria identità di artista prestato alla diplomazia con l’intento riuscito di trasmettere la sua umanità ora intraprendente e volenterosa e ora vincolata agli affetti, come dimostra la storia di Marta, la popolana romana conosciuta nel secondo viaggio in Italia ( 1650) e ritratta nella celebre opera Venere allo specchio.
Riccardo De Palo guarda con occhi stranieri, appunto quelli di Velázquez, l’Italia del 1600, frammentata , perché il Regno di Napoli era di dominazione francese, mentre lo Stato pontificio al nord confinava con i possedimenti lombardi degli Asburgo e con gli altri piccoli stati come il Ducato di Parma e il Gran Ducato di Toscana. Una geografia politica dispersiva che ha origini antiche e che si ripropongono ancora oggi. Papa Urbano VIII fedele alla Francia; il successivo pontefice Innocenzo X e Donna Olimpia Maidalchini , detta la Papessa: Olimpia prima, pontefice non massimo; le doppiezze di Francesco I d’Este; la fragile umanità di Filippo IV e la sua confidenziale amicizia con Velázquez; ma anche i personaggi del popolo come Marta o gli intellettuali e scienziati come il sacerdote romano Matteo Campani degli Alimeni sono solo alcuni dei personaggi che si snodano di regno in regno, di colore in colore. Ritrarre le personalità diventa per il giornalista, caporedattore per le pagine degli esteri de Il Messaggero, affrescare la trama e l’ordito di un’ epoca assai complessa, anche e soprattutto dal punto di vista diplomatico:
Sapevo per esperienza come i misteri più profondi dell’anima fossero tracciati sulla superficie del volto; coloro che volevano conservare un segreto facevano del loro meglio per renderlo ben visibile; così nessuno avesse a sospettare di ciò che si esibiva liberamente alla luce del sole .
De Palo sa cogliere quindi le sfumature di ogni personaggio, senza però dimenticare le urgenze della storia, cause motrici delle evoluzioni anche personali dei personaggi ; a iniziare da Filippo IV e da Velázquez. Ma Il ritratto di Venere non è solo un romanzo storico-biografico, in quanto anche epistolare. Infatti tutto il romanzo è una lunga e sincera lettera a Juan de Còrdoba, lo schiavo condotto con lui in Roma per il secondo viaggio in Italia, volto all’acquisto di opere d’arte per il sovrano . Juan verrà poi liberato dalla sua condizione servile con atto notarile; l’amicizia tra Juan, che nel corso degli anni era diventato il fratello minore dell’artista, e Velázquez era così corroborata che fu lo stesso pittore ad affidargli Antonio, il figlio nato dalla breve, ma infuocata, relazione con Marta:
Ho ancora impresso in mente quel tuo viso gioviale, che infondeva serenità in chiunque avessi incontrato sulla tua strada; e fui molto felice quando mi confessasti che mi consideravi come un fratello maggiore .
In conclusione il romanzo di Riccardo De Palo non è da considerarsi solo un affresco intrigante e fascinoso di un’epoca storica, ma anche il ritratto di un’amicizia profonda, così sapiente da scavalcare i limiti imposti dalla classe sociale

Il Prometeo di William Tode: poema sinfonico per organo

tode al pianoforte

 

Il senso del mito e la cromofonia sinfonica nel Prometeo di William Tode

§ I) Ha tutti i colori del prisma solare, che fluttuano energici e incandescenti squarciando il buio. Sembrerebbe il fuoco, ma non lo è. Per la precisione non è solo il fuoco, perché è il Prometeo di William Tode, che è un poema sinfonico composto per organo solo. Infatti la musica di Tode, la quale attinge alla copiosa fonte della musica romantica e tardo romantica austro-tedesca, senza però rinunciare ad una forte libertà compositiva, è chiamata cromofonia sinfonica, in cui la musicalità è data dal valore cromatico della notazione sonora. E’ lo stesso compositore a raccontare che fin da bambino era affascinato dalle corrispondenze, connotate di memorie simboliste, tra il fraseggio musicale e la costruzione visiva di un’immaggine : quelle montagne, quelle case e quei paesaggi disegnati di note, poi eseguite al pianoforte facendo vibrare in viaggi inaspettati la fantasia assetata d’infinito del piccolo Tode. Il nostro infatti realizzerà nel 1991 una tavola, definita come Analogie delle scale dei dodici suoni del cerchio delle quinte con i dodici del cerchio cromatico , ove il prisma cromatico è associato al sentire musicale; appunto sentire perché sentire non significa solo audire un elemento sonoro, ma anche e soprattutto interiorizzare un’emozione colta nel momento della commozione . Quelle tonalità cromatiche diverranno poi le canne d’organo che si ergono maestose verso un centro unificatore , rappresentato da un grande cerchio solare, nell’opera ad encausto Omaggio Maestro Organista Iry Lecyan, tela del 2011 collegata al Prometeo. Dai celesti freddi e quasi notturni la cromofonia si evolve e si riscalda, passando per gli aranci e i rossi, fino all’intensità del viola, che si dissolve leggero in un cielo luminoso: questa l’iniziazione che il fruitore del Tode musicista è chiamato a percorrere per raggiungere la luce , prima di lui l’ha fatto Mozart nell’intenso Quartetto delle dissonanze e nel Flauto magico e poi Schoenberg in Verklarte Nacht. Ma è doveroso dire che questa declinazione cromofonica è absoluta, ovvero sciolta e liberata dai paletti della tradizione; o meglio, Tode ne reinterpreta i parametri ritmici e tonali nella propria dimensione, che si è sviluppata auto- determinandosi da molteplici stimoli. Nel Prometeo infatti non vi è alcuna tonalità predominante che informa di sé l’intera composizione, quanto piuttosto un vibrare profondo e viscerale che si dissolve in un leggero volo finale ( la sorpresa di Tode, perché tutti si sarebbero aspettati la una coda altrettanto solenne): la lievità di una sapienza autentica: «sento nell’ oppresso cuore l’ amore che ti porto / e dai limiti delle catene che cingono/ da presso il tuo esistere vedo / lo spirito tuo elevarsi/ per amore della conoscenza/ e del tutto che ti circonda». I presupposti poetici per il Prometeo li dà lo stesso Tode nel Cantico per l’uomo, poemetto composto nel 1967 , da cui sono tratti i versi sopra citati e manifesto letterario del suo Neoralismo e del ciclo grafico delle Prigioni, che costituiscono lo snodo verso la dublice evoluzione pittorica degli anni ’80 dello scorso secolo, ovvero il cubofuturismo e il ciclo del Tristano . Ma prima di passare a successive argomentazioni, mi voglio fermare nuovamente sull’uso della tonalità nel Prometeo, che, sì è sganciato da una tonalità ben precisa e fondamentale rispetto a quelle ad essa collegate, senza però rinunciare ad essere un dialogo tra due poli: il Re maggiore, che si specchia in Si bemolle maggiore, e La bemolle maggiore. Se il Re ( un rosso aranciato) rappresenta la gioia di vivere e l’aspirazione ideale, al Si invece è legato un aspetto riflessivo e di ricerca della positività che richiama la capacità di realizzare l’interiorità profonda del La bemolle maggiore,rappresentato dal blu. Queste sono le coordinate cromofoniche della composizione in questione.

§ II) Il Prometeo di Tode è quindi un’ erede originale della colta tradizione tardo romantica del poema sinfonico il quale , sviluppatesi fra Ottocento e Novecento, manifesta tanto il languore quanto le brame spirituali di una società, segnata dalla cultura decadente; musica, quella del Tode, che , appresa la primaria e fondamentale lezione di Bach in merito all’armonia e al contrappunto, si cristallizza in strutture lievi e spiritualizzate di stampo wagneriano in un dialogo teatrale il quale narra una storia di riscatto universale. Tode, tardo romantico per la complessità strutturale del Prometeo, nel suo intimo fulcro in realtà si rivela romantico per il titanismo primordiale che dà la forma mentis all’intero opera. Il mito diventa quindi una preghiera laica dell’umanità che si fa canto di pacificazione universale celebrando il suo benefattore , il quale, mosso dalla compassione, le donò il sacro dono del fuoco. In Tode infatti Prometeo non ha solo la forza arcaica ed eziologica del mito, ma è anche la chiave di lettura per comprendere un altro fuoco, quello dei fucili e quello della bomba atomica: in un parola il fuoco della seconda guerra mondiale. La natura di questo secondo fuoco la spiega Janos Vargas nel romanzo di Tode Il ragazzo di Montmartre che ricorda gli anni parigini del compositore ( 1955/1958), o meglio a chiarirla non è tanto una persona , quanto piuttosto un numero: 17828. 17828 ricorda l’Ungheria, fiera della sua sacralità prima naturale e poi architettonica, intensa e malinconica nella sua variegata tradizione musicale, ma poi sconvolta dal razzismo che animò il tragico evento bellico. Sarà Vargas a magnificare le grotte ungheresi nelle parole di Tode : Avevamo violato un sacro tempio naturale , dove l’uomo non aveva costruito nulla, un immenso cielo di pietra, un immenso cielo che trasudava humus, in un silenzio solenne, immanente, dove noi tutti animali e mandriani trattenevamo quasi il respiro, vinti da quella solenne e mistica e arcana bellezza primordiale. Avevamo scoperto un mondo incantato, forse il segreto regno di dei pagani, un mondo di Ciclopi, dove potevano incontrare Prometeo incatenato a sorreggere quell’immane cielo di pietra. Quelle del Prometeo, che è una composizione coeva al romanzo sopra- citato, sono pagine ora drammatiche perché il mito si storicizza, ora profonde come la grotta , appena descritta come la leggendaria prigione di Prometeo, ora interiorizzate perché quella caverna diventa la coscienza dell’uomo che si interroga innanzi al male, del giusto che chiede il riscatto del proprio sangue. In Tode Prometeo e’ colui che sente nell’oppresso cuore l’amore che porta all’uomo e quindi dona all’umanità quel fuoco che non è solo l’aiuto necessario nelle molteplici esigenze primarie, ma è anche e soprattutto la luce interiore che ha la potenza di trasfigurare anche le notti più nere. Certo illuminare la notte non è assolutamente facile; bisogna confrontarsi con dei limiti oggettivi legati all’intima natura dell’uomo e del suo relazionarsi col mondo, ma non per questo ci si deve scoraggiare.
§ III) Trovata una stella, se può rintracciare una seconda fino a perdersi in costellazioni di luce. Immergersi nella caverna, amare l’uomo imprigionato, non disperdere invano il sangue del giusto che si è offerto, aprire gli occhi per togliere le cataratte dell’impotenza, alzare lo sguardo verso l’alto e tentare di liberarsi, e poi aggrapparsi a tutti i possibili appigli della roccia per contemplare le stelle. Ed uscimmo a riveder le stelle: così si conclude l’Inferno di Dante; nella musica di Tode c’è tutto ciò, forte anche dell’alta lezione etica ricevuta dal suo Maestro , il suo iniziatore alla musica, Olivier Messiaen, il quale nel 1941 compose il Quatuor pour la fin du temps. Una pagina di elevata musica pura , dedicata alla Storia, perché nata nei lager nazisti e pensata per gli strumenti che Messiaen, aveva a disposizione in quella situazione estrema: ovvero solo un pianoforte, un clarinetto , un violino e un violoncello. Si cerca la libertà, la giustizia , anche nel Dio dell’Apocalisse: una musica che diviene la persistente ricerca di una giustizia altra di fronte agli efferati mali della seconda guerra mondiale. L’arte è liberatrice nel Quatuor pour la fin du temps che Messiaen compose ed eseguì nello Stalag VIII-A Goerlitz il 15 gennaio 1941; l’Apocalisse di Giovanni si fece coscienza contro la violenza opprimente di un campo di concentramento e donò in quella circostanza buia e dolorosa uno spiraglio di serenità e di concordia a 400 persone tra prigionieri di guerra e guardie carcerarie. Un raggio di umanità in un lager, che era la drammatica evoluzione delle fucine di un Vulcano impazzito e necrofilo , chiamato Dittatura.

§ IV) Ovviamente il Prometeo di Tode, rispetto alla nota composizione di Messiaen, è diverso anzitutto per organico ; un quartetto è analitico e “semplicemente elaborato “, l’organo ha invece tutte le sonorità di un ‘orchestra sinfonica, ma l’esito delle due opere è lo stesso: la pacificazione universale. Tema caro a Tode che ha realizzato negli anni ’50 del Novecento una serie di disegni, in cui emerge una metafisica della Storia, un anelare verso … una pace che ancora non aveva rimarginato le profonde ferite, infertele da quel ventennio di tregua armata in Europa, seguito alla grande guerra. C’è una litografia , coeva al Prometeo, che si intitola La dimensione del Bene e del Male; la cito perché visualizza in un rigoroso bianco e nero le tensioni quasi espressioniste del Prometeo, ove le dissonanze preludono a snodi fondamentali nel costrutto armonico della composizione. La grafica presenta tra fiamme avvolgenti personaggi che si abbandonano moribondi alla terra, forse perché stremati da una lotta fin troppo ardua o non sufficientemente coraggiosi e motivati. In questo travaglio di tensioni emerge una coppia , un uomo e una donna, che salgono verso il sole, purificati da quelle stesse fiamme, quasi fossero anime di quel Purgatorio, che si chiama Storia. Allora cosa brucia il sacro fuoco di Prometeo e cosa rigenera? In Tode sicuramente estingue ciò acceca la dimensione alta dell’umanità per farvi germogliare una divinità, ad essa estranea, prima del sacrificio del fuoco che purifica l’oro e l’argento.
§V) Tra le Pagine di diario, liriche e concise composizioni prettamente cameristiche per pianoforte del 1995, includo anche quella breve ma intensa composizione organistica, contemporanea al poema di cui sopra, che è la Preghiera per un artista ( = Preghiera). Essa risente della stessa densità drammatica del Prometeo, ma da quest’ultimo si differenzia per l’interiore forza centripeta che sospinge la struttura a concentrarsi nel proprio intimo nucleo; una spirale che si restringe su stessa fino a concentrarsi su un unico fulcro il quale unisce tutti gli elementi sonori in un’armonia, capace di conciliare in sé la sostanza terrena con l’ascesi eterea. La tonalità predominante della Preghiera è un La minore, un rosso molto profondo, quindi la notazione cromatica che rappresenta l’azione interiore. Il risvolto luminoso del La minore è il Do maggiore: la forza e l’energia vitale per definizione; un nuovo ciclo vitale successivo alla saggezza violacea di un Fa maggiore. Gli accordi della Preghiera sanciscono di conseguenza la nascita di un esistenza altra, tutta interiore e pronta a trascendersi in una luce inattesa; preghiera universale all’Uno, perché pagina puramente strumentale e priva di formule verbali, che possano legarla ad una fede piuttosto che a un’altra; un atteggiamento parallelo a questa concezione del Tode è rincontrabile nel corale e immenso Ein Deutsches Requiem di Brahms , opera sacra a suo modo ecumenica perché, sebbene strettamente legata al testo biblico, è sganciata da una qualsiasi forma mentis , riconducibile ad una specifica chiesa cristiana.
§ VI) Merita in ultima analisi un’ approfondimento il ruolo della dissonanza nella cromofonia sinfonica di Tode. I colori, oltre ad avere un’intensa carica simbolica, animano e riempiono le linee di forza in una dialettica di vuoti e di pieni, le quali dal confronto si incontrano in armonie composite; ciò vale tanto per la scultura e le arti visive, quanto per la musica. Ecco la dissonanza è proprio quell’elemento di contrasto che fa emergere le parti in un dialogo teatrale e drammatizzato, quel tessere trama e ordito in un linguaggio prettamente astratto, quello stimolo che induce il fruitore a cercare il sublime in un oceano di musica, l’alta cima da cui tuffarsi e a la vetta elevata da cui osare voli. Nel Tode titanico, differente da quello intimo e lideristico delle Pagine di diario, Bach ha dato il libro, i caratteri e i principii di una architettura perenne, mentre Wagner il senso della dissonanza e il cristallizzarsi di accordi coraggiosi in vista di una musica la cui finalità primaria è quella di essere “ epica, drammatica,passionale, elegiaca, rapsodica e narrativa”