Spoleto 61: Bells and speells , ovvero la poesia pura

 

Manifesto Festival

L’ultimo weekend festivaliero nel teatro danza psico-analitico di Victoria Thierrée Chaplin e Aurélia Thierrée ha il proprio gioiello di fine e rarefatta poesia . Rappresenta infatti in articolati e immaginifici giochi di scenico prestigio i moti interiori del claptomane, il quale concede alle cose di cui s’impadronisce di poter abitare i propri sogni e incubi dell’infanzia. Lo spettacolo festivaliero rende metafisici oggetti di ordine quotidiano e lo spettatore torna bambino innanzi ad un attaccapanni o ad un lenzuolo bianco in teatro assoluto che non necessita della parola : forse , dato anche l’altisonante e noto cognome delle artiste in scena, la parola è un di più. Vecchi tanghi e morbidi blues rimandano alla malinconia di un mondo che è ormai passato e che quello del cinema muto e di cui rimangono animati e vissuti cimeli. La scenografia di apertura che chiude lo spettacolo è mobile e durante l’azione scenica si dissolve nel velluto nero per animare fugaci sogni di un’era mitica che più non è. Poesia pura e profonda.

 

Spoleto 61: Popolarità e ricerca

Manifesto Festival

La seconda settimana della LXI edizione del festival di Spoleto ha visto una nutrita scia di successo nel solco della popolarità e della ricerca. Si è di fatto rinsaldato il menottiano gemellaggio con Charleston che coinvolgerà la capitale americana in uno scambio fattivamente culturale con la umbra capitale europea , che è Spoleto. Quasi a festeggiare la rinnovata amicizia, si è tenuto presso il teatro romano di Spoleto il Concerto dell’ Army Jazz Band dell’esercito italiano, i cui componenti – validi ed eclettici musicisti polistrumentisti- hanno rallegrato il numeroso pubblico pervenuto ” in loco” lunedi 9 luglio 2018 .

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Apro una parentesi sempre menottiana in merito alla messa in scena in forma di concerto dell’opera di Gian Carlo Menotti ” The medium” che si è tenuta sabato 7 luglio alle ore 11 del 7 luglio 2018 presso il Teatro Caio Melisso. Tale raopresentazione, nata come atto d’ amore in piena poetica ed estetica menottiana , è dovuta a Raina Kabaivanska la quale dopo una lunga e fruttuosa carriera si dedica all’insegnamento delle opere liriche. Essendo in forma concertistica, i cantanti ( Marily Santoro :Monica; Julija Samsonova -Khayet: Madame Flora ; Chiara Isotton : Mrs. Gobineau; Lorenzo Grante : Mr. Gobineau; Roxana Herrera Diaz : Mrs. Nolan) sono stati accompagnati al pianoforte da Paolo Andreoli, quindi orchestra e direttore insieme. Una regia scarna ma densa che ha messo in luce la teatralità a tutto tondo di GianCarlo Menotti, che deve il proprio successo proprio all’opera ” The medium” , composta nel 1946 sulle riminiscenza di una seduta spiritica cui partecipò nel 1936. Moderatore dell’incontro è stato Valerio Cappelli. Ma questa edizione del festival non si limita infatti alla mera esecuzione di musiche note al grande pubblico, in quanto si apre varchi nella sperimentazione musicale. E’ quanto accaduto venerdì 12 luglio presso il chiostro di S.Nicolò con gli studenti del Conservatorio di Perugia ( sezione di musica barocca e antica e sezione di musica elettronica ) ove si è tenuto il concerto ” Vetera et Nova”. “Vetera ” erano le armonie perenni di Vivaldi e Telemann a ffidate ai violini di Flavio Montella, Letizia Bocci, Roberta Vaino e Sofia Bejenari; alle viole di Madalina Teodorescu, al violoncello di Caterina Rossetti ; al contrabasso di Pietro Cavallucci ; al fagotto di Thomas di Erasmo e al cembalo di Andrean Zarkov. Tra le ” nova” la composizione di R.Rotili ” …après”: al cembalo Biagio Quaglino e alla sezione elettronica S.Lanzalone hanno reso possibile un incontro solo apparentemente impossibile, continuando così la sperimentazione elettronica nella musica barocca iniziata negli anni ’60 del Novecento.

Sandro Costanzi