Spoleto 61: Bells and speells , ovvero la poesia pura

 

Manifesto Festival

L’ultimo weekend festivaliero nel teatro danza psico-analitico di Victoria Thierrée Chaplin e Aurélia Thierrée ha il proprio gioiello di fine e rarefatta poesia . Rappresenta infatti in articolati e immaginifici giochi di scenico prestigio i moti interiori del claptomane, il quale concede alle cose di cui s’impadronisce di poter abitare i propri sogni e incubi dell’infanzia. Lo spettacolo festivaliero rende metafisici oggetti di ordine quotidiano e lo spettatore torna bambino innanzi ad un attaccapanni o ad un lenzuolo bianco in teatro assoluto che non necessita della parola : forse , dato anche l’altisonante e noto cognome delle artiste in scena, la parola è un di più. Vecchi tanghi e morbidi blues rimandano alla malinconia di un mondo che è ormai passato e che quello del cinema muto e di cui rimangono animati e vissuti cimeli. La scenografia di apertura che chiude lo spettacolo è mobile e durante l’azione scenica si dissolve nel velluto nero per animare fugaci sogni di un’era mitica che più non è. Poesia pura e profonda.

 

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